Scena Reggae
Junior Kelly: Urban Poet in tour
Junior Kelly torna in Italia con Urban Poet: sedici tracce tra reggae, dancehall, soul e jazz, e un summer tour da ricordare.

L'11 gennaio 2016 la pagina originale di questo dominio annunciava il ritorno di Junior Kelly per l'estate, con una formula che suonava come una promessa: infuocare i palchi con il suo ultimo lavoro Urban Poet. Era un annuncio che i lettori della scena reggae italiana aspettavano, perché Junior Kelly non è un nome qualunque nel panorama giamaicano contemporaneo. Questa versione restaurata racconta chi è l'artista, cosa contiene il disco che portava in tour e perché quella stagione contava.
Da Kingston con una voce che non passa inosservata
Junior Kelly, all'anagrafe Keith Morgan, è una delle voci più riconoscibili del reggae moderno. Il grande pubblico lo conosce soprattutto per Love So Nice, il brano che all'inizio degli anni Duemila lo impose come una delle realtà più solide della new roots generation giamaicana. Da allora la sua carriera ha seguito una linea coerente: reggae cosciente, liriche che parlano di dignità e di strada, e una voce capace di passare dal cantato melodico al deejay style senza cambiare registro emotivo. In Italia il suo nome era già circolato nelle stagioni precedenti, e il tour del 2016 arrivava come la conferma di un rapporto ormai consolidato con il pubblico della penisola.
Urban Poet, sedici tracce di maturità
Il disco al centro di quel tour era Urban Poet, un album di sedici tracce che la descrizione originale presentava come un capolavoro di maturità artistica. La definizione può suonare enfatica, ma la sostanza regge: l'album combina il reggae con tocchi di dancehall, RnB, soul e jazz, e lo fa con una qualità di arrangiamenti che Junior Kelly stesso riassumeva in una formula semplice, More Reggae. Il titolo dell'album è programmatico: un poeta urbano, ovvero un cantautore che prende la materia della vita quotidiana di Kingston e la trasforma in lirica universale. I live riddims, la relazione stretta con i musicisti e una performance vocale al meglio della forma sono gli ingredienti che il tour prometteva e che le recensioni della stagione hanno confermato.
Perché quel tour contava per la scena italiana
Nel 2016 il reggae in Italia viveva una stagione ricca ma frammentata: i festival estivi crescevano, i club faticavano, e i passaggi dei grandi nomi giamaicani erano eventi da segnare sul calendario. Un summer tour di Junior Kelly significava portare nelle piazze e nei festival un roots reggae di primo piano, suonato dal vivo con band completa. Non era un dj set, non era un nome di richiamo per una serata: era un concerto vero, con la struttura di chi ha anni di palco alle spalle. Per il pubblico italiano, abituato da decenni a un rapporto diretto con la musica giamaicana, si trattava di una di quelle occasioni che poi si raccontano.
Il contesto delle date
Il tour di Junior Kelly si inseriva in un'estate che lo stesso calendario storico di questo dominio riempiva di appuntamenti: i Sud Sound System alla Festa della Birra di Rizziconi, i Train To Roots ad Alghero, i Nidi d'Arac alla Notte della Taranta di Melpignano. Tre date in un solo giorno, il 27 agosto, che da sole raccontano la densità della stagione. In quello stesso anno il magazine seguiva anche il ritorno di Tricky con Skilled Mechanics e l'arrivo dei Caracas nel roster dell'agenzia, a conferma che la programmazione non guardava solo al reggae ma a tutta la musica dal vivo di qualità.
Cosa ascoltare prima di riscoprirlo
Chi vuole avvicinarsi a Junior Kelly oggi può partire da Love So Nice per misurare la voce, passare a Urban Poet per capire la scrittura matura, e poi guardare al resto della sua discografia per il quadro completo. La sezione reggae di questo magazine mette la sua storia accanto a quella dei Morgan Heritage e dei Sud Sound System, mentre la storia del reggae in Italia spiega il terreno su cui tour come il suo hanno potuto attecchire.
Per approfondire la carriera del cantante: la voce Wikipedia dedicata a Junior Kelly.